Trasformazione

La trasformazione è ciò che resta visibile dopo un passaggio. Non coincide con un ritorno allo stato precedente, ma con una nuova condizione. Può essere letta come esito — quando qualcosa è già mutato — oppure come processo in atto, quando ciò che si osserva continua a modificarsi. In entrambi i casi, la trasformazione non è mai assoluta: è sempre situata, legata a condizioni specifiche, a tempi, a limiti. Il corpo, qui, si presenta come luogo di variazione. È insieme spazio di intervento e traccia di ciò che è avvenuto. Porta i segni del cambiamento, li incorpora, li rende parte della propria forma. Lo spazio dell’alcova, pur essendo fisicamente distinto, rimane in relazione visiva con l’ambiente dell’intervento. Non si configura come uno spazio isolato, ma come un interno visibile, in cui il cambiamento si manifesta senza essere separato dal gesto che lo ha generato. Le decorazioni in grisaille, con la loro qualità sospesa, costruiscono una dimensione in cui il tempo sembra rallentato. Le scene mitologiche legate alla metamorfosi — come quella di Siringa — non mostrano solo il momento della trasformazione, ma la sua permanenza: ciò che resta dopo il passaggio.

In questo contesto, la rete assume una funzione diversa. Non evidenzia più soltanto il limite, ma accompagna la variazione. Le immagini emergono come esiti di una stratificazione: non forme originarie, ma risultati di un processo. Le figure che abitano questo spazio — Ebe, Aglaia, Eufrosine, Ganimede e Tiresia — esprimono diverse modalità della trasformazione: continuità, armonia, apertura, elevazione, mutamento profondo. Non indicano un’unica direzione, ma una pluralità di esiti: modi diversi in cui il corpo può modificarsi, adattarsi, ridefinirsi. In questa dimensione si colloca anche la trasformazione contemporanea del corpo, in cui la ricerca non si limita a intervenire, ma modifica concretamente le condizioni stesse dell’esperienza. Il corpo, in questo spazio, si configura come esito e insieme come nuovo punto di partenza, sempre in relazione con il gesto che lo ha reso possibile. Attraversando questo ambiente — in una direzione o nell’altra — emerge una consapevolezza: trasformare non significa separarsi dall’azione, ma renderne visibile la traccia.

Ebe

Ebe è la dea della giovinezza, colei che rinnova e mantiene la vitalità. Nella mitologia è associata alla continuità della vita, al mantenimento di una condizione che non si esaurisce. Rappresenta una trasformazione che si manifesta come tempo guadagnato. Non un ritorno all’origine, ma una possibilità di proseguire, di mantenere una qualità della vita. Il cambiamento non è spettacolare, ma profondo: riguarda la durata, la possibilità di continuare. La rete metallica costruisce un’immagine viva, attraversata da una tensione luminosa. Il volto appare stabile ma non statico, come sostenuto da un equilibrio attivo.

EBE – VISTA 111360 (PAGAN POETRY), 2023 rete metallica nera tagliata a mano e sovrapposta a fondale rosso paprica e bianco 90 × 90 cm.

Aglaia

Aglaia è una delle tre Grazie, legata allo splendore, alla bellezza armoniosa, alla grazia che emerge come equilibrio. Non è una bellezza costruita, ma una qualità che si manifesta quando le forze trovano una proporzione. Rappresenta una trasformazione come ricomposizione: non aggiunta, ma armonizzazione. Questa figura introduce un esito in cui la complessità non viene eliminata, ma resa leggibile, equilibrata. La rete metallica restituisce questa condizione attraverso una presenza morbida, diffusa. L’immagine non è rigida, ma appare come stabilizzata da una relazione interna tra le parti.

AGLAIA (PAGAN POETRY), 2020 rete metallica tagliata a mano e sovrapposta a carta da parati vintage e fondale bianco 80 × 80 cm

Eufrosine

Eufrosine, anch’essa tra le Grazie, è associata alla gioia, alla leggerezza, alla condivisione. Rappresenta una trasformazione che non si limita alla stabilità, ma apre a una nuova possibilità di relazione. La vita non è solo mantenuta, ma resa nuovamente abitabile. Questa dimensione introduce un cambiamento che riguarda l’esperienza nel suo complesso: non solo il corpo, ma il modo in cui può essere vissuto insieme agli altri. La rete metallica costruisce un’immagine aperta, meno trattenuta. Il volto appare più leggero, come se fosse attraversato da una qualità diffusa.

EUFROSINE (PAGAN POETRY), 2020 rete metallica tagliata a mano e sovrapposta a carta da parati vintage e fondale bianco 80 × 80 cm.

Ganimede

Ganimede è il giovane rapito da Zeus e portato sull’Olimpo. Il suo mito è legato all’elevazione, al passaggio da una condizione umana a una dimensione altra. Rappresenta una trasformazione come cambiamento di stato. Non è un miglioramento progressivo, ma uno spostamento: un salto che ridefinisce completamente la condizione. Questa figura introduce una dimensione verticale della trasformazione: non solo continuità, ma passaggio verso un livello diverso. Essendo parte della serie Eídōlon, l’immagine non deriva da un modello storico, ma da una generazione algoritmica. Questo rafforza l’idea di una forma non stabile, non legata a una memoria, ma a una possibilità. La rete metallica restituisce questa sospensione. Il volto appare come sollevato, non completamente ancorato, come se appartenesse a uno spazio diverso.

GANYMEDE – ALGOR. 5742072 (EÍDŌLON), 2025 rete metallica nera tagliata a mano e sovrapposta a fondale bianco 125 × 85 cm.

Tiresia

Tiresia è il veggente cieco, figura complessa che nella mitologia ha attraversato trasformazioni profonde, vivendo sia come uomo sia come donna. La sua conoscenza non deriva dalla vista, ma dall’esperienza. È una figura che ha conosciuto il cambiamento dall’interno, che porta in sé la memoria del passaggio. Rappresenta una trasformazione radicale: non solo del corpo, ma dell’identità. Ciò che cambia non è una condizione esterna, ma il modo stesso di esistere. Questa dimensione introduce un sapere che nasce dall’attraversamento. Non è teorico, ma vissuto. La rete metallica costruisce un’immagine essenziale, quasi ridotta alla sua struttura primaria. Il volto appare come portatore di una presenza intensa, non immediata, che richiede tempo per essere colta.

TIRESIAS – ALGOR. 5072052 (EÍDŌLON), 2025 rete metallica nera tagliata a mano e sovrapposta a fondale bianco 125 × 85 cm.